Pisa, 18 agosto 2026 – Scontro aperto in Consiglio comunale a Calci attorno alle celebrazioni ufficiali della Festa della Repubblica. La maggioranza di centrosinistra ha espresso voto contrario alla mozione presentata dal gruppo di opposizione CALCINSIEME, che proponeva di istituire a partire dal prossimo anno una cerimonia istituzionale per il 2 giugno coinvolgendo cittadinanza, scuole, autorità civili, religiose, militari e associazioni d’Arma del territorio, accompagnata dall’invito ad esporre il Tricolore nei luoghi pubblici e privati.
L’iniziativa nasceva dalla volontà di dare maggiore solennità a una ricorrenza che, secondo i promotori, rappresenta il patrimonio democratico e identitario di tutti i cittadini italiani al di là delle appartenenze di partito. Dai banchi della minoranza è stato evidenziato come negli ultimi anni la presenza del Comune per la ricorrenza si sia limitata a brevi comunicazioni sui canali istituzionali, rimarcando con rammarico la mancanza di iniziative ufficiali promosse sul suolo comunale in occasione dell’ultimo anniversario della Repubblica.
Tra le ragioni sostenute dalla maggioranza per giustificare il no alla mozione figura la partecipazione del Sindaco alle celebrazioni ufficiali organizzate dalla Prefettura nel capoluogo pisano, un’argomentazione ritenuta dall’opposizione non ostativa all’organizzazione di un momento celebrativo autonomo dedicato alla comunità calcesana. Il dibattito consiliare si è poi acceso attorno al ruolo delle Forze Armate, con l’accusa rivolta dalla maggioranza di voler promuovere una visione militarista della festa, respinta con forza da CALCINSIEME che ha ribadito il valore delle donne e degli uomini in divisa come presidio di sicurezza, difesa delle istituzioni e soccorso nelle emergenze civili.
L’esito della votazione ha confermato la spaccatura nell’aula cittadina, lasciando sullo sfondo lo scontro sui valori simbolici e sulla gestione delle ricorrenze patrie. La seduta si è conclusa tra le proteste dei gruppi di minoranza, che hanno stigmatizzato l’atteggiamento tenuto da alcuni esponenti della maggioranza durante la dichiarazione di voto finale, giudicandolo poco rispettoso del confronto democratico e dell’importanza delle istituzioni repubblicane.








