Il progetto per il nuovo ponte mobile sullo Scolmatore d’Arno entra in una fase decisiva grazie all’impulso del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che ha recentemente incontrato il prefetto di Livorno per definire la strategia operativa. L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare rapidamente un’infrastruttura moderna lunga 145 metri e composta da tre campate con una sezione centrale sollevabile che andrà a sostituire l’attuale manufatto fisso ormai inadeguato alle esigenze del territorio. L’opera si inserisce in un quadro di potenziamento logistico che mira a collegare in modo più efficiente la sponda livornese e quella pisana in località Calambrone superando i limiti strutturali dell’attuale ponte che con i suoi archi troppo bassi impedisce il transito non solo alle grandi imbarcazioni ma persino a quelle di medie dimensioni.
Per sbloccare il cantiere in tempi brevi il governatore ha proposto una manovra finanziaria interna attingendo alle risorse già previste nel bilancio regionale del 2026. La Regione ha infatti confermato lo stanziamento di 200 milioni di euro destinati alla Darsena Europa e l’idea di Giani è quella di anticipare una quota compresa tra i 35 e i 40 milioni di euro per coprire interamente i costi del nuovo ponte mobile. Questa scelta permetterebbe di avviare i lavori senza attendere ulteriori canali di finanziamento esterni garantendo al contempo che l’infrastruttura sia pronta prima che il traffico nautico della zona subisca l’incremento previsto per i prossimi anni.
I benefici di questo intervento si rifletteranno direttamente sull’operatività nautica e sulla gestione ambientale dell’area portuale livornese. Una volta completato il ponte le navi provenienti dal canale dei Navicelli e dall’entroterra pisano potranno dirigersi verso il mare aperto direttamente attraverso lo Scolmatore evitando il complesso passaggio all’interno del porto di Livorno. Questa nuova rotta eliminerà la necessità di oltrepassare i quattro ponti cittadini e di azionare le porte vinciane riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e minimizzando il rischio che i detriti trasportati dal canale si riversino nella Darsena Toscana preservando così i fondali e la funzionalità degli accosti commerciali.








