Pisa, 30 giugno 2026 – Un peso insostenibile che soffoca l’innovazione, blocca le assunzioni e frena la crescita del tessuto imprenditoriale. Il direttore generale di Confcommercio Provincia di Pisa, Federico Pieragnoli, esprime profonda preoccupazione commentando gli ultimi dati diffusi dalla Cgia di Mestre, che per il 2026 attestano la pressione fiscale in Italia all’allarmante quota del 42,9%.
Un quadro economico già complesso che rischia di peggiorare nel breve periodo: le stime previsionali della Cgia per il 2027 ipotizzano infatti un ulteriore incremento che spingerebbe la tassazione fino al 43,2%. Pieragnoli evidenzia come in poco più di sessant’anni la pressione fiscale nel nostro Paese sia letteralmente decollata, passando dal 25,3% a oltre il 42%, trasformando l’Italia in quella che definisce una vera e propria “Fiscocrazia” — un sistema in cui l’eccesso di balzelli e adempimenti amministrativi assorbe tempo, energie e liquidità, azzerando di fatto la propensione al rischio dei piccoli e medi imprenditori.
“Quando le imprese sono costrette a destinare una quota così rilevante delle proprie risorse al fisco, diminuiscono gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e formazione. Si riduce la capacità di creare nuovi posti di lavoro.”
— Federico Pieragnoli, Direttore Confcommercio Pisa
La ricetta di via Chiassatello: meno ostacoli e più incentivi
Di fronte a uno scenario che penalizza la competitività delle aziende pisane, l’associazione di categoria con sede in via Chiassatello traccia una linea netta sulle riforme urgenti e non più differibili che il Governo centrale e le amministrazioni locali dovrebbero adottare.
Per Confcommercio Pisa, il rilancio del commercio e del terziario passa da interventi strutturali precisi:
Interventi di carattere nazionale: Avvio immediato di un percorso di riduzione strutturale del cuneo fiscale e una radicale semplificazione burocratica per snellire procedimenti amministrativi oggi troppo macchinosi.
Misure sul fronte locale: Garantire ai Comuni le risorse necessarie per azionare leve fiscali territoriali, tra cui la deducibilità sui costi dei canoni di locazione commerciale e l’abbattimento drastico delle imposte locali come Imu, Tari e Cosap (il canone per l’occupazione del suolo pubblico).
Sostegno alla nascita di nuove imprese: Introduzione di pacchetti di incentivi specifici per le nuove aperture di vicinato, sgravi fiscali per il mantenimento delle attività già esistenti, e canali di finanziamento agevolati dedicati all’imprenditoria giovanile e alle imprese femminili.
La richiesta finale dell’associazione di categoria si riassume in un appello chiaro e diretto alle istituzioni: azzerare gli ostacoli burocratici e liberare le risorse economiche necessarie per permettere alle imprese del territorio di pianificare il proprio futuro in serenità.








