Pisa, 16 giugno 2026 – Il futuro dell’informatica e dell’intelligenza artificiale passa da una rivoluzionaria architettura hardware capace di imitare i segreti biologici del cervello umano. Un team internazionale di ricerca ha sviluppato una nuova tecnologia per progettare computer in grado di apprendere ed elaborare informazioni con un’efficienza energetica senza precedenti. Lo straordinario studio, che promette di abbattere i consumi dei sistemi digitali, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Electronics e ha visto la collaborazione sinergica tra il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, la Shanghai University, l’Università di Messina e l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, sotto il coordinamento del professor Andras Kis.
Giuseppe Iannaccone, docente dell’ateneo pisano e tra gli autori principali della ricerca, ha spiegato che il cervello umano riesce a gestire ed elaborare una mole immensa di dati consumando solo una minima frazione dell’energia richiesta dalle attuali infrastrutture di intelligenza artificiale. Il segreto di questa efficienza risiede nel fatto che all’interno delle reti neurali biologiche i processi di memoria e quelli di elaborazione sono strettamente integrati ed eseguiti nello stesso posto. Al contrario, nei computer tradizionali i dati sono costretti a fare continuamente la spola, venendo trasferiti avanti e indietro tra le unità di memoria e il processore centrale, un meccanismo che genera un massiccio e inefficiente dispendio energetico.
Per colmare questo divario e avvicinarsi alle prestazioni del modello umano, i ricercatori hanno progettato e sviluppato delle innovative memorie elettroniche basate sull’impiego di materiali bidimensionali ultrasottili. Questi elementi speciali consentono di conservare le informazioni e, contemporaneamente, di svolgere le necessarie operazioni di calcolo nello stesso identico punto del chip. Il successo tecnologico è stato ottenuto grazie a una nuova e sofisticata architettura molecolare che combina due materiali specifici, il bisolfuro di molibdeno e il bisolfuro di niobio. Questa unione strategica permette di abbattere la resistenza di contatto, un fenomeno fisico che fino a oggi ha rappresentato uno dei più grandi limiti strutturali dei dispositivi bidimensionali, migliorandone in modo sensibile le prestazioni complessive.
Un ulteriore e fondamentale punto di forza di questa scoperta risiede nella sua immediata applicabilità sul mercato globale. Come evidenziato dal professor Iannaccone, la nuova tecnologia risulta pienamente compatibile con i chip di silicio attualmente prodotti su larga scala dall’industria elettronica mondiale. Questa caratteristica spiana la strada alla sfida industriale del futuro, che punta a rendere i sistemi di intelligenza artificiale sempre più potenti e performanti, ma anche radicalmente più sostenibili dal punto di vista dei consumi energetici e miniaturizzati, così da poter essere integrati anche all’interno di piccoli sensori periferici e dispositivi autonomi. La ricerca si inserisce nel virtuoso percorso scientifico avviato dal progetto europeo QUEFORMAL, un programma coordinato proprio dall’Università di Pisa e interamente dedicato allo sviluppo di dispositivi elettronici di ultima generazione.








