Si è sbloccata positivamente la crisi diplomatica internazionale che vedeva coinvolti quattro attivisti toscani, fermati dalle forze militari israeliane all’inizio della settimana. Nel pomeriggio di oggi, giovedì 21 maggio (nota: il testo originale indica erroneamente giovedì 22 maggio, ma il calendario corrente attesta oggi 21 maggio), lo studente pisano Federico Paganelli, suo padre Claudio e gli altri cooperanti della Global Sumud Flotilla sono stati rilasciati e formalmente espulsi verso la Turchia.
Il gruppo di italiani si trovava in stato di fermo da martedì 19 maggio, dopo che l’imbarcazione umanitaria su cui viaggiavano con aiuti destinati alla popolazione della striscia di Gaza era stata abbordata in acque internazionali dalla marina israeliana. Tra i fermati figurano anche altri due noti volti della politica e del sindacalismo toscano: Antonella Bundu e Dario Salvetti.
L’operazione di rilascio è il frutto del lavoro immediato della rete diplomatica e della Farnesina. Una volta atterrati a Istanbul, per i cittadini italiani è già stato predisposto un volo di linea che li riporterà a casa nelle prossime ore.
Le reazioni del territorio e il monito del Rettore di Pisa
La notizia del fermo aveva sollevato nelle scorse ore profonda apprensione in tutta la Toscana, provocando l’immediata mobilitazione dei sindaci di Livorno e Collesalvetti (comuni d’origine dei Paganelli).
Sulla vicenda è intervenuto ufficialmente anche il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, esprimendo la totale vicinanza dell’ateneo allo studente ventottenne iscritto alla facoltà di Scienze Politiche: “L’Università di Pisa ha recentemente inserito la pace tra i suoi principi fondanti, una pace che oggi vediamo violentata in troppe parti del mondo, a partire da Gaza. Svilire il diritto internazionale e violare i diritti umani fondamentali mette a rischio le basi stesse della civiltà, come ricordato anche dal Presidente Sergio Mattarella. Esprimiamo piena solidarietà a Federico Paganelli e alla sua famiglia: nessuna ragione politica o militare può giustificare la compressione della dignità umana”.








