Pisa, 15 giugno 2026 – Le antiche fortificazioni medievali di Pisa vengono monitorate direttamente dallo spazio profondo per svelare movimenti millimetrici invisibili all’occhio umano, ma fondamentali per garantire la tutela del patrimonio storico. Questa Prospettiva del tutto inedita sui beni culturali della città della Torre Pendente arriva da un innovativo studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, che ha saputo sfruttare le più avanzate immagini radar satellitari per analizzare il comportamento e le micro-deformazioni delle mura urbane edificate quasi novecento anni fa. La ricerca ha preso in esame un monumentale database composto da oltre quattrocento scatti satellitari ad altissima risoluzione raccolti nel lungo periodo compreso tra il 2009 e il 2023 dalla costellazione COSMO-SkyMed, fiore all’occhiello dell’Agenzia Spaziale Italiana. L’ambizioso obiettivo degli scienziati era duplice, poiché puntava da una parte a verificare l’effettiva affidabilità delle tecnologie orbitali nel campo della diagnostica dei monumenti e, dall’altra, a tracciare una radiografia approfondita sullo stato di salute delle storiche mura pisane, incrociando i dati sugli spostamenti con la paleogeografia locale e con le complesse caratteristiche geologiche del sottosuolo.
Dall’incrocio di queste complesse misurazioni digitali è emerso chiaramente che il circuito murario non si muove in modo omogeneo, ma manifesta reazioni profondamente differenti a seconda del grado di deformabilità del terreno su cui poggiano i vari quartieri cittadini. Nell’arco dei dodici anni monitorati dai radar, in alcuni specifici settori sono stati registrati cedimenti e spostamenti verticali che hanno raggiunto i tre centimetri, accompagnati da scivolamenti orizzontali lungo l’asse est-ovest quantificabili in circa venticinque millimetri. Al contrario, il tratto nord-occidentale della cinta muraria, ovvero quello che cinge la celebre Piazza del Duomo, si è rivelato in assoluto la porzione più solida e stabile dell’intero impianto difensivo. Lo studio approfondito delle fessurazioni e delle crepe ha inoltre dimostrato che molte di esse non derivano da dissesti geologici recenti, ma rappresentano l’effetto storico del progressivo consolidamento del suolo schiacciato dall’immenso peso di torri e bastioni, corpi di fabbrica massicci addossati alle mura nel corso dei secoli e in parte ancora visibili nel tessuto urbano.
La professoressa Anna De Falco, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, ha spiegato che questi movimenti macroscopici sono intimamente legati alla nota natura argillosa e deformabile del suolo pisano. La docente ha evidenziato come, nel caso di infrastrutture storiche particolarmente estese e articolate quali lunghi tratti di mura, viadotti o antichi acquedotti, i controlli tradizionali sul posto risultino spesso estremamente complessi, lenti e dispendiosi, mentre il monitoraggio satellitare consente di accumulare una mole sterminata di dati nel tempo, funzionando come un prezioso indicatore precoce per individuare le aree critiche che necessitano di ispezioni umane ravvicinate. Si tratta di una metodologia che necessita ancora di perfezionamenti e di una costante calibrazione con le misurazioni fisiche effettuate a terra, ma che promette sviluppi eccezionali in vista del prossimo lancio in orbita di nuove costellazioni di satelliti commerciali e scientifici, in grado di superare le attuali barriere tecniche che impediscono ancora di leggere i movimenti che avvengono lungo la direttrice nord-sud o di interpretare micro-oscillazioni inferiori al millimetro.
L’assoluto valore complementare di questa tecnologia è stato ribadito anche da Laura Vignali, dottoranda dell’ateneo pisano e prima firma dello studio intitolato ufficialmente “Satellite Observations for Linear Heritage Assets Conservation: The Case of the Ancient City Walls of Pisa, Italy”. L’esperta ha puntualizzato che il satellite non intende sostituire le tecniche geologiche tradizionali, ma si propone come uno strumento non invasivo e su larga scala rivoluzionario per pianificare restauri preventivi e interventi mirati sulle porzioni murarie più vulnerabili. La ricerca, presentata in anteprima mondiale a un prestigioso convegno internazionale, si inserisce nel più ampio solco del Piano straordinario di monitoraggio e conservazione dei beni culturali immobili promosso dal Ministero della Cultura, un progetto d’avanguardia nato grazie a un protocollo d’intesa speciale sottoscritto tra l’Università di Pisa, l’Opera della Primaziale Pisana, la Direzione Generale Sicurezza e l’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal tragico sisma del Centro Italia del 2016.








